Riportiamo di seguito l’articolo di Patrizia Zampieri

Si parla, si discute, poi le cose restano come sono. Di nuovo si parla, non si decide (tanto fanno tutti così…), ci si guarda intorno aspettando che qualcun altro (mai noi!) prenda l’iniziativa, alla fine non si conclude un tubo rimanendo invischiati nel solito circolo vizioso. Senza accordi precisi, ognuno finisce per pensare solo a sé. Eppure un accordo trasmette un senso di unità. Una regola crea senso di appartenenza. Il problema è che entrambe le cose richiedono cambiamenti dal di dentro.

L’assistenza domiciliare è il primo passo per squarciare l’isolamento, perché qualcuno di fuori finalmente sa che esisti TU. Isolamento, al contrario, vuol dire che tutti vedono il tuo caro tranquillo, ma tu solo sai che di notte lui fa cose strane. Come di nascosto. Oltre che pericolosa, la cosa inquieta. L’isolamento ha molte facce. C’è quello appunto del malato: come farsi capire quando non si riesce più a parlare? C’è quello di un marito abituato a dipendere dalla moglie persino per trovare i calzini in un cassetto. Ora è come imprigionato, e scopre improvvisamente di non sapere chiedere aiuto. Cortesia fuori, ma dentro angoscia. E capire non basta più: bisogna anche intervenire. L’isolamento fa più danni della solitudine, perché incide sulla collettività. Qualunque siano le motivazioni, guardiamo ai fatti. Tu non cerchi nessuno, e nessuno cerca tantomeno te. Ti arrivano frasi di circostanza, ma nessuno pensa davvero a te, e a come aiutarti. Lasci l’email sperando in qualche novità, ma nessuno ti scrive niente. Perché nessuno fa niente di nuovo. Hai bisogno di sostegno ma ti senti come “tagliato fuori”, lì lì per esplodere, mentre gli altri non si accorgono di niente (o, peggio ancora, minimizzano). Allora lasci perdere, tanto hai già tremila cose da fare, non trovi neanche il tempo di andar dal medico… Altre volte l’isolamento semplicemente “blocca”…

Che ne dite? Dobbiamo proprio rimanere fermi in una continua constatazione dei tristi fatti, o possiamo tentare di mettere in piedi una qualche rete, perlomeno fra noi?

 ISOLATION IS THE REAL ENEMY

We talk, discuss, but things remain the same. Again, we talk, decide nothing (they’d keep on doing the same as usual…), you hope someone else (You? Never!) will take the initiative, in the end you don’t conclude anything and keep within the same vicious circle. Without clear agreements, anybody tend to think of themselves. Yet an agreement conveys a sense of unity. A rule gives a sense of belonging. But both things claim a change from the inside.

Home assistance is the first step to rip off isolation, because at last somebody comes to know that YOU exist. On the contrary, isolation means that outside your loved one appears calm, but you are the only one who knows that at night he/she acts strangely. Like wanting to hide. Sounds worrying, apart from dangerous. Isolation has many facets. There’s that of the person affected by Alzheimer’s: how can you explain anything when you can’t talk anymore? Then there is that of a husband who is so used to depend on his wife even to find a pair of socks in a drawer. Now he is like imprisoned, and suddenly feels he doesn’t even know how to ask for help. Kind outside, with anguish inside. Understanding is not enough anymore: something must be done concretely. Isolation is worse than being alone, because it affects the community as a whole. Reasons may differ, but facts speak for themselves. You don’t look for anybody, and nobody is ever looking for you. You hear common phrases, but nobody really is thinking about you and how to offer help. You give your email hoping in something new, but nobody writes anything. Because nobody plans anything new. You feel the need of support yet you feel like you don’t fit in, about to explode, while nobody realizes what’s going on (or, even worse, they don’t take it seriously). Then you just give up, as you are so busy with hundreds of daily tasks that you don’t even have time to go to the doctor… And sometimes isolation simply blocks you…

So what? Shall we keep trapped within the sad reality, or could we give ourselves the chance to start some kind of network, at least among us?

POSTATO DA PATRIZIA ZAMPIERI

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