La mamma, tutta desiderosa di contribuire al funzionamento dell’economia di casa propria, collabora sì, ma in un modo tutto suo.
Traduzione: sporca e distrugge. Questa mia, come sempre, è un’osservazione benevola. Bisogna capirla: in fondo una lavatrice non esiste per non essere attaccata. E per essere messa in moto bisogna riempirla, e chi meglio può darsi da fare in questo senso è proprio la mamma.
Lei, dato che non parla più, passa direttamente all’azione. Sotto sotto c’è una lezione per tutti noi: quello che c’è da fare, fallo e basta.

Ma il papi, ben più tardo nel captare simili sfumature, rimane ancorato al vecchio “E io pago!”

Forse però la figlia ha trovato il modo di farlo pensare: “E io pulisco, cucino, lavo, stiro, spero… Ti pare poco???”

MUM AND THE WASHING MACHINE

Willing to give a hand to the good functioning within the economy of her home,  my “mamma” cooperates, but in her own way. Which means: she stains and breaks. Take it as a positive remark. Let’s try to understand: a washing machine does not exist not to be switched on. And in order to make this possible, one needs to have it full, and “la mamma” is really the one who can do it at best. Now that she does not speak anymore, she has turned to direct action. I feel there’s some lesson behind for all of us: whatever must be done, just do it.

Yet daddy, who is slower in capturing such little details, keeps coming to an old conclusion: “I’m the one who pays!”

But the daughter (me) has perhaps found a way to make him ponder: “And I’m the one who cleans, cooks, washes, irons, hopes… Not less valuable, isn’t it???

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